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INVESTIRE IN ECONOMIA REALE: PIR vs EQUITY CROWDFUNDING

INVESTIRE IN ECONOMIA REALE: PIR vs EQUITY CROWDFUNDING

Ti sei mai chiesto cosa significa investimento nell’economia reale?

Questo termine viene utilizzato frequentemente come alternativa agli investimenti in prodotti finanziari, quando ci troviamo di fronte allo scoppio di bolle speculative e/o crisi finanziarie, che hanno causato per il passato forti perdite a carico dei risparmiatori.

Mentre prima, investire nell’economia reale era appannaggio dei grandi investitori (cioè di coloro che dispongono di ingenti capitali), recentemente le porte dell’investimento nell’economia reale si sono aperte anche ai piccoli risparmiatori

Con il termine “economia reale” si fa riferimento alle realtà aziendali che fondano la propria attività principale sulla produzione e sulla distribuzione di beni e servizi.
In altre parole l’economia reale rappresenta il mondo produttivo composto dalle aziende: impianti, fabbricati, terreni, attrezzature, scorte ecc.

Investire nell’economia reale significa diventare soci finanziatori di aziende non quotate che hanno come obiettivo lo sviluppo del proprio business. 
 

Al mondo dell’economia reale si contrappone quello dell’”economia finanziaria” rappresentata, appunto, dai mercati finanziari e dalle imprese quotate a cui il risparmiatore accede attraverso l’acquisto di azioni o obbligazioni, fondi comuni, prodotti derivati.

Le imprese (piccole e medie) che rappresentano l’economia reale non hanno accesso ai mercati finanziari e, non potendo disporre dei capitali legati al collocamento delle azioni, li ricercano attraverso mercati “PRIVATI” (cioè accessibili solo a “pochi”).

Storicamente questa possibilità di investimento era riservata a grandi investitori istituzionali e prevedeva soglie di accesso elevate (mediamente 250.000 – 500.000 euro).
Fino a poco tempo fa, infatti, il finanziamento di realtà imprenditoriali avveniva esclusivamente tramite il private equity, ovvero società specializzate che raccolgono il capitale presso il pubblico dei risparmiatori per poi investirlo in imprese attentamente selezionate. I fondi di private equity seguono per alcuni anni la vita delle imprese in cui investono, sia con un supporto finanziario sia contribuendo attivamente all’attività manageriale. L’obiettivo dei fondi è di collaborare allo sviluppo dell’azienda per poi rivendere la propria partecipazione con una plusvalenza.

Nell’attuale contesto economico finanziario, caratterizzato da tassi prossimi allo zero e le pesanti incognite derivate dalla diffusione a livello mondiale della pandemia covid-19, l’investimento nell’economia reale può avere una duplice finalità:

  • un’opportunità di diversificazione e di rendimento aggiuntivo grazie al carattere “alternativo” rispetto a quello dei mercati finanziari;
  • un’opportunità di investire in imprese che producono in Italia, contribuiscono a creare ricchezza e posti di lavoro nel proprio territorio.

 

Da oggi il settore dell’economia reale diventa accessibile a chiunque, anche con piccole somme, grazie ai seguenti strumenti:

  • PIR, piani individuali di risparmio, prodotti di investimento pensati per il risparmiatore individuale creati da società di gestione del risparmio;
  • EQUITY CROWDFUNDING, permette tramite piattaforme on line di acquistare quote di capitale sociale o titoli di debito (minibond) di imprese non quotate.

 

I Piani Individuali di Risparmio (Pir) a lungo termine (introdotti dalla legge 11/12/2016, n. 232) rappresentano una nuova forma di risparmio fiscalmente incentivato. Sono contenitori - fondi comuni, polizze Vita, gestioni patrimoniali) volti a canalizzare flussi finanziari verso le piccole imprese italiane e dunque per sostenere lo sviluppo economico del Paese. Le agevolazioni previste sono relative a un investimento non oltre di 30mila euro l'anno, 150mila euro in cinque anni.

La relazione illustrativa della norma istituente i PIR (art. 1, commi 100-114, Legge n. 232/2016) chiarisce che «l'intervento normativo nasce dall'esigenza di prevedere un significativo incentivo fiscale finalizzato a canalizzare il risparmio delle famiglie verso gli investimenti produttivi in modo stabile e duraturo, facilitando la crescita del sistema imprenditoriale italiano. L'obiettivo della normativa in esame è, in particolare, quello di indirizzare il risparmio delle famiglie, verso gli strumenti finanziari di imprese industriali e commerciali italiane ed europee radicate sul territorio italiano per le quali maggiore è il fabbisogno di risorse finanziarie e insufficiente è l'approvvigionamento mediante il canale bancario».

Uno dei segmenti di mercato in cui possono investire i PIR è l'AIM Italia, istituito il 1° marzo 2012 dopo l'accorpamento di altri due segmenti di mercato che erano vocati alle società con fondamentali ad alta potenzialità di crescita. L'AIM Italia è un sistema multilaterale di negoziazione (MTF) di Borsa Italiana – London Stock Exchange Group dedicato alle PMI italiane che hanno l'obiettivo strategico di crescere a livello dimensionale e competitivo. Al 30/6/2020 sono meno di 128 le imprese quotate a Milano nell'AIM Italia, un numero insufficiente affinchè il PIR siano uno stimolo alla crescita delle piccole e medie imprese italiane.

Fuori del segmento AIM, gli investitori privati possono investire nelle PMI italiane solo accedendo alle piattaforme di raccolta capitali autorizzate da Consob, per equity e titoli di debito, per supportare piani di crescita credibili e senza commissioni.

Le piattaforme sono in rapida crescita e sono una valida alternativa al risparmio gestito, permettendo di investire con efficacia nell’economia reale.

Mauro del Giudice - dottore commercialista - Ceo e Founder di GOPMI S.R.L.